Olimpiadi SOCHI? Grazie mille, RAI!

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OLIMPIADI SOCHI? GRAZIE RAI. – Alessandro Bortot – 7 febbraio 2014

22 anni fa la Valle d’Aosta ha respinto la candidatura per le olimpiadi invernali del 1998 con un memorabile referendum. Non mi sono mai pentito di aver fatto parte del comitato promotore contro tale candidatura. E mai come in questi giorni ne sono convinto. Da Atene a Torino, passando per Barcellona solo devastazioni, debiti infiniti, strutture inutilizzate che diventano fatiscenti.

Prima di entrare nel merito di quello che voglio dire è doverosa una premessa. Nella mia vita ho sempre fatto sport: calcio, sci, tennis, persino un po’ di alpinismo. Anche ora lo sport continua a piacermi e lo guardo, anzi lo guardavo alla tv pubblica. Martedì ho scoperto leggendo la “La Stampa” che la Rai non trasmetterà le gare olimpiche. Se si vuole vedere una gara bisognerà pagare una tv privata. Ma allora a che serve pagare l’abbonamento Rai? Per farsi riempire di pubblicità? Per ascoltare le disquisizioni di giornalisti ignoranti sul muscolo di questo atleta o sulla compra-vendita di atleti ridotti ad oggetti? O ancora per pagare, per la telecronaca di una discesa o di una partita di calcio, cinque giornalisti, che balbettano cose ripetitive e banali? Una volta bastava Nicolò Carosio e poi Nando Martellini, ora perché ce ne vogliono cinque? 

Certo non si può pagare al Comitato Olimpico Internazionale cifre astronomiche per i diritti. Ma il CIO non è composto da rappresentanti nominati dai governi dei vari stati membri? E allora, questi rappresentanti a cosa servono se il CIO si permette di chiedere cifre impossibili? Per praticare corruzione? Per organizzare Olimpiadi sempre più gigantesche? A Sochi sono stati spesi una montagna di soldi pubblici con il popolo russo in parte ridotto alla fame, sono state sradicate persone dai loro villaggi, devastato il territorio, i diritti umani ridotti ad optional. Ma questo è ancora sport? Tecnici e atleti non hanno nulla da dire? Possibile che in cambio di una eventuale medaglia e un po’ di successo la dignità finisca sotto i piedi? Ma ora gli atleti che sono inquadrati militarmente, possono aprire bocca, dire la loro? Sempre il giornale “La Stampa” di oggi a pag. 8 titola: “Sindacati e Rai, niente trasparenza” e poi il sottotitolo: “ Il garante: vietato pubblicare i compensi della Rai e l’elenco dei sindacalisti in distacco a carico dello Stato”. Ma la trasparenza? I diritti di chi paga il canone, dei cittadini, quali sono? Pagare per vedere schifezze? Trasmissioni di soli pettegolezzi? Film ripetuti e ritrasmessi decine di volte? Pletore di giornalisti assunti non si sa con quali criteri? Presentatori e presentatrici che recitano luoghi comuni, frasi fatte, qualunquismo e che si intervistano tra di loro? Se è giusto non avere diritto di sapere, allora è altrettanto giusto smettere di pagare il canone.

Sciogliere il Comitato Olimpico Internazionale, riformare e ridare dignità allo sport e agli atleti, ridimensionare le spese, eliminare la corruzione, democratizzare ed eliminare le nomine a vita; questo se si vuol salvare lo sport.

Democratizzare la Rai, renderla trasparente, veicolare cultura anziché ignoranza, ridefinire il rapporto tra la quantità di giornalisti e di dipendenti e la qualità del servizio reso, questo se si vuole salvare la Rai. Come tutti facciamo quotidianamente con la nostra vita, anche la Rai il canone se lo deve guadagnare.

Alessandro Bortot

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